Lo studio ripreso dalle riviste scientifiche è stato curato da Emanuele Castanò: nato a Verbania e trapiantato a Manhattan
RENATO BALDUCCI
VERBANIA
Negli Stati Uniti ne hanno parlato il New York Times, il Wall Street Journal ma soprattutto «Science», una delle più prestigiose riviste in campo scientifico. La scoperta è firmata da Emanuele Castanò e Davide Kidd. Lo studio, durato un anno e mezzo, ha permesso di accertare che chi legge romanzi letterari comprende meglio il prossimo. Una trovata innovativa, suffragata da esperimenti, a cui «Science» ha dato grande risalto.
Emanuele Castanò è di Verbania. Ha 41 anni, si è laureato a Padova, poi il dottorato a Lovanio in Belgio e post-dottorato alla Ohio state university. Dal 2003 è professore ordinario alla New school for social research di New York. I i genitori, Umberto e Fausta Gheza, abitano a Verbania e la sorella, Maria Elena, a Bee. Solo lui, Emanuele, ha lasciato l’Italia da anni.
«Cervello in fuga? No, ho sempre amato viaggiare»
A chi chiede se è uno dei tanti cervelli in fuga dall’Italia, Castanò però spiega: «Non sono emigrato per forza, ho sempre voluto andare, viaggiare. E’ stata una mia scelta: c’erano alcune opportunità che mi interessavano, le ho colte». Lasciata l’Italia nel 1993 ora vive a Manhattan. Ha un figlio, Milo, avuto da Mary Hoeveler, un’americana nota per essere un’esperta d’arte nominata tra gli Art Advisor più importanti del mondo. «Torno spesso in Italia - racconta Castanò- ; ogni estate stiamo un paio di mesi dai miei genitori». La fama se l’è guadagnata con David Kidd, un dottorando esperto in lettura russa. «La nostra ricerca - spiega Castanò - dimostra che leggere i romanzi letterari aumenta le capacità di capire le nostre emozioni e i pensieri degli altri. La teoria della mente è la capacita di dedurre gli stati mentali degli altri. La teoria della mente è considerata principalmente una capacita che si sviluppa intorno ai 4-7 anni, e che poi si ha per il resto della vita. La nostra ipotesi è che alcuni prodotti e esperienze culturali possono modificare questa capacita, aumentarla, tramite una specie di allenamento».
Alla scoperta della mente umana
Lo studio svela che leggere romanzi letterari è una di queste attività: il lettore è costretto a impegnarsi per capire i protagonisti, che non vengono serviti su un piatto d’argento come avviene in molti romanzi popolari. Nei romanzi di letteratura i protagonisti sono aperti a molteplici interpretazioni, senza che l’autore ne detti una al lettore. «Il lavoro mentale che il lettore deve fare allena, sviluppa, le capacita di inferenza degli stati mentali altrui». I partecipanti ai cinque esperimenti sono stati circa 700. «Abbiamo misurato la loro performance con degli strumenti classici di misura di teoria della mente - racconta - . I dati dimostrano che i partecipanti ai quali abbiamo fatto leggere estratti di romanzi letterari hanno punteggi più elevati rispetto a quelli a cui abbiamo chiesto di leggere estratti di romanzi popolari o non-fiction».
da La Stampa.it