La salma cremata sabato pomeriggio subito dopo l’autopsia
MASSIMILIANO PEGGIO
TORINO
Ci sono gesti per un padre che hanno un senso profondo nella cronologia della vita. Come quando si torna a casa dall’ospedale dopo il parto, strapazzati di gioia, e un po’ impacciati si mette la culla nell’auto, che non sta mai nella posizione che vorresti, e lì dentro c’è tuo figlio, la cosa più fragile al mondo. Gli abbracci nelle notti insonni, a sconfiggere fantasmi dispettosi che aspettano sempre il buio per spaventare. E poi tutti gli altri abbracci che durano un attimo e vorresti non finissero mai. Il gesto di papà Giulio Pioletti, ieri, all’uscita del cimitero Monumentale di Torino, è uno di quelli che spezza le regole della vita. È un abbraccio che sgomenta, mentre sale sull’auto del Comune, stringendo tra le mani un cofanetto di legno, con dentro le ceneri della figlia Erika, morta a 38 anni dopo dodici giorni di agonia in ospedale, travolta e spinta contro un muro dalla gente in fuga, nella notte terribile di piazza San Carlo, mentre era con il fidanzato Fabio Martinoli, tifoso juventino. Erano andati insieme a Torino, da Domodossola e Omegna, per seguire la finale di Champions.
da La Stampa





































